Rischio esplosione ATEX: atmosfere esplosive, zone e documento
A cura di Redazione Istituto Formazione Sicurezza · Aggiornato il 15 luglio 2026
Il rischio esplosione ATEX riguarda i luoghi dove si possono formare atmosfere esplosive per la presenza di gas, vapori, nebbie o polveri combustibili. È disciplinato dal Titolo XI del D.Lgs. 81/2008: impone la classificazione delle zone, apparecchi idonei e il documento sulla protezione contro le esplosioni.
Che cos'è un'atmosfera esplosiva e quando si forma
Un'atmosfera esplosiva è una miscela con l'aria di sostanze infiammabili — gas, vapori, nebbie o polveri — in cui, dopo l'innesco, la combustione si propaga all'intera miscela. Il termine ATEX deriva dal francese atmosphères explosibles e identifica sia il rischio sia le due direttive europee che lo governano.
L'esplosione avviene solo entro l'intervallo di infiammabilità, tra limite inferiore e superiore, in presenza di una sorgente d'innesco efficace: scintille elettriche o meccaniche, superfici calde, elettricità statica, fiamme. Per le polveri combustibili si aggiunge il pericolo di strati depositati che, risollevati, generano nubi esplosive anche a distanza dal punto di lavorazione.
Il fenomeno è comune in ambienti insospettabili: mulini e silos di cereali, verniciature, distillerie, impianti a metano e GPL, trattamento di zuccheri, legno e metalli fini. Anche una manutenzione su una cisterna svuotata ma non bonificata può liberare vapori entro il campo di esplosività.
La violenza di un'esplosione dipende dalla reattività della sostanza, dalla concentrazione e dal grado di confinamento. In un ambiente chiuso la pressione generata dalla combustione non può sfogare e cresce fino a danneggiare strutture e apparecchiature, mentre all'aperto lo stesso rilascio produce spesso effetti più contenuti. Il confinamento è quindi un fattore aggravante decisivo.
Il Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 e le direttive europee
In Italia la protezione dei lavoratori dalle atmosfere esplosive è nel Titolo XI del D.Lgs. 81/2008, articoli 287-297, che recepisce la direttiva sociale 1999/92/CE. Il datore di lavoro valuta il rischio di esplosione ai sensi dell'art. 290, adotta misure tecniche e organizzative e classifica in zone le aree pericolose.
Sul versante dei prodotti opera la direttiva 2014/34/UE, recepita con il D.Lgs. 85/2016: fissa i requisiti degli apparecchi e sistemi di protezione destinati all'uso in atmosfera potenzialmente esplosiva. Solo apparecchi certificati e marcati per la zona corretta possono essere installati dove il rischio è stato classificato.
Il criterio guida è gerarchico. Prima si previene la formazione di atmosfere esplosive, poi si evita l'innesco, infine si mitigano gli effetti di un'eventuale esplosione con dispositivi come membrane di sfogo, sistemi di soppressione e disaccoppiamento. La sola protezione dell'apparecchio non basta senza prevenzione a monte.
La valutazione del rischio di esplosione precede ogni altra misura e va coordinata con la valutazione generale dei rischi. Individua le sostanze che possono formare atmosfere esplosive, le quantità in gioco, i punti di rilascio e le sorgenti d'innesco presenti nel ciclo produttivo, comprese quelle occasionali legate a manutenzioni e guasti.
Le misure organizzative completano quelle tecniche: procedure di lavoro, permessi per le attività a caldo, formazione, manutenzione programmata e controllo degli accessi. La segnaletica con il contrassegno EX su fondo giallo, bordo e scritta neri, delimita le aree classificate e ne segnala il pericolo a chiunque vi acceda.
La classificazione delle zone 0-1-2 e 20-21-22
Le aree a rischio si classificano in zone secondo la probabilità e la durata di presenza dell'atmosfera esplosiva. Gas, vapori e nebbie usano le zone 0, 1 e 2; le polveri combustibili le zone 20, 21 e 22. La classificazione determina la categoria di apparecchi ammessi e le procedure di lavoro.
| Zona gas | Zona polveri | Presenza dell'atmosfera esplosiva | Categoria apparecchi |
|---|---|---|---|
| 0 | 20 | Continua, per lunghi periodi o frequente | Categoria 1 (livello di protezione molto alto) |
| 1 | 21 | Probabile occasionalmente durante l'attività normale | Categoria 2 (livello di protezione alto) |
| 2 | 22 | Improbabile e, se presente, di breve durata | Categoria 3 (livello di protezione normale) |
Gli apparecchi per uso in superficie appartengono al gruppo II (il gruppo I è riservato alle miniere) e portano la marcatura Ex con l'indicazione della categoria, del gruppo del gas e della classe di temperatura. La coerenza tra zona classificata e categoria dell'apparecchio è la condizione tecnica essenziale per l'installazione.
La classificazione delle zone non è un esercizio teorico: determina scelte impiantistiche costose e vincolanti. Sovrastimare l'estensione di una zona significa installare apparecchi più protetti del necessario; sottostimarla significa lasciare in area pericolosa dispositivi capaci di innescare l'esplosione. Per questo la delimitazione si basa su dati di processo e su criteri tecnici riconosciuti.
L'estensione delle zone dipende dal grado di emissione delle sorgenti, dalla ventilazione dell'ambiente e dalle caratteristiche delle sostanze. Una buona ventilazione, naturale o forzata, riduce probabilità e durata dell'atmosfera esplosiva e può ridimensionare la zona, mentre ambienti chiusi e poco ventilati la ampliano. La ventilazione è così una misura di prevenzione e non solo di comfort.
Il documento sulla protezione contro le esplosioni
L'art. 294 del D.Lgs. 81/2008 impone il documento sulla protezione contro le esplosioni, redatto e aggiornato dal datore di lavoro. Non è un allegato formale: dimostra che il rischio è stato analizzato e che le misure adottate sono coerenti con la classificazione delle zone.
- Individuazione e valutazione dei rischi di esplosione, con analisi delle sostanze presenti e delle sorgenti di innesco.
- Classificazione delle zone pericolose e planimetrie che le riportano, con le misure tecniche e organizzative adottate per ciascuna.
- Verifica dell'adeguatezza di luoghi, attrezzature e sistemi di allarme, con le procedure di lavoro, i permessi e il coordinamento in caso di imprese appaltatrici.
Il documento va coordinato con la valutazione generale del D.Lgs. 81/2008 e con la protezione dal rischio incendio, spesso presente negli stessi ambienti. Le misure organizzative comprendono la segnaletica delle zone, la pulizia programmata contro i depositi di polvere e il controllo delle attività di manutenzione a caldo.
Il documento va tenuto aggiornato e coordinato con gli altri documenti della sicurezza, in particolare quando nell'area operano imprese esterne. In caso di appalti, committente e appaltatori devono scambiarsi le informazioni sulle zone classificate e sulle procedure, integrando la valutazione delle interferenze richiesta dall'art. 26 del Testo Unico.
Misure contro l'esplosione, formazione e permessi di lavoro
Nelle zone classificate le sorgenti d'innesco vanno eliminate o controllate: apparecchi Ex, messa a terra contro l'elettricità statica, divieto di fiamme libere, utensili antiscintilla e limitazione delle temperature superficiali. Le lavorazioni a caldo, come saldature e molature, richiedono un permesso di lavoro con bonifica e sorveglianza preventiva dell'atmosfera.
La formazione è specifica: i lavoratori devono riconoscere le zone, comprendere il significato della marcatura Ex e applicare le procedure senza improvvisare. Chi opera in questi contesti integra la formazione generale e specifica dell'Accordo Stato-Regioni 2025 con addestramento mirato al rischio esplosione.
La manutenzione e le verifiche periodiche degli impianti mantengono nel tempo il livello di protezione: un apparecchio Ex danneggiato o un collegamento equipotenziale interrotto vanificano l'intera classificazione. Per questo il documento va rivisto a ogni modifica di sostanze, cicli o layout che alteri la mappa delle zone.
Il controllo dell'elettricità statica è spesso sottovalutato: il travaso di liquidi infiammabili, il trasporto pneumatico di polveri e l'uso di contenitori plastici possono accumulare cariche che si scaricano in scintille. La messa a terra e l'equipotenzialità di tubazioni, cisterne e apparecchiature sono misure semplici ma decisive contro questo tipo di innesco.
La formazione va calibrata sul ruolo: gli operatori devono riconoscere le condizioni anomale, i manutentori devono conoscere le procedure di intervento in zona classificata e i preposti devono vigilare sul rispetto dei divieti. Un intervento non autorizzato con un utensile non idoneo può vanificare in un istante l'intero sistema di protezione dell'impianto.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra le due direttive ATEX?
La direttiva 1999/92/CE, detta ATEX sociale, tutela i lavoratori ed è recepita nel Titolo XI del D.Lgs. 81/2008: riguarda la valutazione del rischio, la classificazione delle zone e le misure organizzative. La direttiva 2014/34/UE, detta ATEX prodotti e recepita dal D.Lgs. 85/2016, disciplina invece i requisiti degli apparecchi e sistemi destinati all'uso in atmosfera esplosiva. Le due si integrano.
Come si distinguono le zone per gas e quelle per polveri?
Le zone si definiscono in base a probabilità e durata dell'atmosfera esplosiva. Per gas, vapori e nebbie si usano le zone 0, 1 e 2; per le polveri combustibili le zone 20, 21 e 22. Lo zero e il venti indicano presenza continua o frequente, l'uno e il ventuno presenza occasionale, il due e il ventidue presenza improbabile e di breve durata. A ogni zona corrisponde una categoria di apparecchi.
Chi deve redigere il documento sulla protezione contro le esplosioni?
Lo redige il datore di lavoro ai sensi dell'art. 294 del D.Lgs. 81/2008, prima dell'inizio dell'attività e ogni volta che luoghi, attrezzature o organizzazione subiscono modifiche rilevanti. Il documento dimostra che il rischio di esplosione è stato valutato, che le zone sono classificate e che le misure di prevenzione e protezione adottate sono adeguate e coerenti con la classificazione.
La polvere di legno o di farina può davvero esplodere?
Sì. Molte polveri organiche e metalliche sono combustibili e, disperse in aria in concentrazione sufficiente, formano nubi che possono esplodere se innescate. Farina, zucchero, legno, cereali e metalli fini sono esempi tipici. Il pericolo è aggravato dai depositi: uno strato sollevato da una prima deflagrazione può generare esplosioni secondarie più violente. Per questo la pulizia programmata è una misura di sicurezza.
Fonti normative e riferimenti
- D.Lgs. 81/2008, Titolo XI, artt. 287-297 e allegati XLIX-LI (protezione da atmosfere esplosive) — 2008-04-30
- Direttiva 1999/92/CE (ATEX sociale) e Direttiva 2014/34/UE recepita dal D.Lgs. 19 maggio 2016, n. 85