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Rischio elettrico sul lavoro: contatti, arco e lavori in sicurezza

A cura di Redazione Istituto Formazione Sicurezza · Aggiornato il 15 luglio 2026

Il rischio elettrico è la probabilità di subire un danno per contatto con parti in tensione o per arco elettrico durante l'uso o la manutenzione di impianti e apparecchi. È disciplinato dal Titolo III del D.Lgs. 81/2008 e gestito con la norma CEI 11-27 sulle qualifiche PES, PAV e PEI.

Che cos'è il rischio elettrico e da cosa dipende il danno

Il rischio elettrico nasce dal passaggio di corrente attraverso il corpo umano (elettrocuzione) o dall'energia liberata da un arco elettrico. La gravità del danno dipende da intensità della corrente, durata del contatto, percorso attraverso il corpo e frequenza. Alla tensione di rete a 50 Hz sono le correnti alternate a rivelarsi più insidiose.

Gli effetti fisiologici crescono con l'intensità: dalla semplice percezione alla tetanizzazione muscolare, che impedisce di staccarsi dal conduttore, fino alla fibrillazione ventricolare e all'arresto cardio-respiratorio. Correnti anche dell'ordine di alcune decine di milliampere, se attraversano il torace, possono innescare la fibrillazione. L'arco elettrico aggiunge ustioni profonde, proiezione di materiale fuso e cecità temporanea.

Si distinguono due modalità di contatto. Il contatto diretto è il tocco di una parte normalmente in tensione, come un conduttore nudo. Il contatto indiretto riguarda una massa metallica andata in tensione per un guasto d'isolamento, ad esempio la carcassa di un motore: è il più subdolo perché la parte toccata appare sicura.

Dove si presenta: settori e attività più esposte

Il rischio è trasversale, ma si concentra dove si interviene su impianti e macchine. Manutentori elettrici, installatori, addetti di cabine di trasformazione e squadre di distribuzione operano vicino a parti attive; nel terziario prevalgono invece i guasti d'isolamento di apparecchi portatili e prolunghe deteriorate.

  • Cantieri edili: quadri di cantiere, gruppi elettrogeni, utensili portatili in ambienti umidi e contatti con linee aeree durante l'uso di gru e autobetonpompe.
  • Industria manifatturiera: manutenzione su quadri di potenza, azionamenti e motori, con energie di guasto elevate e rischio di arco.
  • Manutenzione fabbricati e impianti: interventi su ascensori, illuminazione, condizionamento e cabine MT/BT spesso in prossimità di parti in tensione.
  • Uffici e commercio: rischio residuo da apparecchi difettosi, ciabatte sovraccariche e impianti non a norma, gestito soprattutto con manutenzione e verifiche.

La classe di pericolo non dipende solo dalla tensione nominale ma dall'ambiente: umidità, spazi conduttori ristretti e presenza di acqua abbassano la resistenza del corpo e aumentano la corrente che lo attraversa a parità di tensione. Un impianto sicuro in un ufficio può risultare pericoloso, nello stesso edificio, in un locale interrato allagato.

Il quadro normativo: Titolo III del D.Lgs. 81/2008 e norme CEI

Gli obblighi generali stanno nel Titolo III, Capo III del D.Lgs. 81/2008, articoli 80-87. L'art. 80 impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi elettrici, inclusi contatti, archi, sovratensioni, incendi ed esplosioni di origine elettrica. Gli articoli successivi richiedono impianti conformi alla regola d'arte e verifiche periodiche.

La conformità impiantistica si presume col rispetto delle norme CEI: la valutazione può quindi appoggiarsi al corpus tecnico volontario. Per i lavori sugli impianti il riferimento cardine è la norma CEI 11-27, allineata alla CEI EN 50110-1, che definisce procedure, ruoli e livelli di competenza del personale che opera in prossimità o su parti elettriche.

Le verifiche degli impianti di terra e dei dispositivi di protezione seguono il DPR 462/2001, che disciplina la denuncia all'INAIL e i controlli periodici affidati ad ASL/ARPA o organismi abilitati. La periodicità varia con l'ambiente: due o cinque anni per gli impianti di messa a terra a seconda del livello di rischio del luogo.

Anche l'uso quotidiano di apparecchi elettrici rientra nella valutazione. Prolunghe, prese multiple e utensili portatili vanno scelti con un grado di protezione adeguato all'ambiente e controllati a vista prima dell'uso. Un cavo con guaina lesionata o una spina surriscaldata sono segnali di pericolo che impongono la messa fuori servizio immediata dell'apparecchio.

Qualifiche PES, PAV e PEI e tipologie di lavoro elettrico

La CEI 11-27 lega ogni intervento a una qualifica assegnata per iscritto dal datore di lavoro sulla base di istruzione, addestramento ed esperienza. Il preposto ai lavori (PL) dirige l'attività sul posto; il responsabile dell'impianto (RI) ne garantisce l'esercizio in sicurezza.

Qualifiche del personale secondo la norma CEI 11-27
QualificaSignificatoAttività ammesse
PESPersona EspertaLavori fuori tensione e in prossimità; con idoneità PEI, anche lavori sotto tensione in bassa tensione
PAVPersona AvvertitaLavori sotto la supervisione di una PES; autonomia limitata dalle istruzioni ricevute
PEIIdoneità ai lavori sotto tensioneAttribuita a PES o PAV per operare su parti attive in bassa tensione entro le procedure previste

I lavori si classificano in tre tipi. Fuori tensione: la parte è sezionata, verificata assente tensione e messa a terra, con procedura delle cinque regole d'oro. Sotto tensione: si opera su parti attive, ammesso solo a personale PEI in bassa tensione. In prossimità: si lavora vicino a parti attive non protette, rispettando le distanze di sicurezza.

Le distanze critiche sono la distanza limite della zona lavori sotto tensione (DL9) e la distanza di prossimità (DV9): valori tabellati dalla CEI 11-27 in funzione della tensione nominale. Superarle senza qualifica e senza misure di protezione trasforma un lavoro in prossimità in un contatto potenzialmente mortale.

Valutazione, misure di protezione e dispositivi

La protezione dai contatti diretti si ottiene con isolamento, involucri e barriere; quella dai contatti indiretti con l'interruzione automatica dell'alimentazione, cioè coordinamento tra impianto di terra e interruttore differenziale. Il differenziale ad alta sensibilità interviene su piccole correnti di dispersione prima che diventino pericolose per la persona.

Nei lavori la sicurezza è procedurale. La sequenza fuori tensione impone di sezionare, bloccare gli organi di manovra, verificare l'assenza di tensione, mettere a terra e in cortocircuito, delimitare le parti attive vicine. Il blocco fisico dei sezionatori (lockout/tagout) impedisce riarmi accidentali durante l'intervento.

  • DPI dielettrici: guanti isolanti della classe adeguata alla tensione, calzature isolanti, elmetto e visiera contro l'arco elettrico.
  • Attrezzi isolati e tappeti o pedane isolanti per lavori su quadri e apparecchiature in bassa tensione.
  • Rilevatori di tensione, dispositivi di messa a terra temporanea e cartellonistica di segnalazione dei lavori in corso.

Le cinque regole d'oro sintetizzano la sequenza per i lavori fuori tensione e vanno applicate nell'ordine indicato, senza scorciatoie. Saltare la verifica di assenza tensione perché l'impianto è ritenuto sicuramente staccato è all'origine di molti infortuni gravi: il sezionamento va sempre confermato con lo strumento, sul punto esatto in cui si interviene.

Formazione, idoneità e sorveglianza sanitaria

Chi esegue lavori elettrici deve ricevere una formazione teorico-pratica coerente con la CEI 11-27, al termine della quale il datore di lavoro attribuisce formalmente la qualifica PES, PAV o PEI. È buona prassi rinnovare periodicamente addestramento e verifica dell'idoneità, mantenendo traccia documentale delle attribuzioni.

La formazione elettrica specialistica si integra con quella generale e specifica del lavoratore prevista dall'Accordo Stato-Regioni 2025: la prima abilita all'attività sull'impianto, la seconda copre il rischio come parte della cultura di sicurezza aziendale. Anche i preposti che sovrintendono squadre elettriche devono conoscere procedure e distanze.

La sorveglianza sanitaria non è imposta in modo generalizzato per il rischio elettrico, ma può derivare da fattori collegati, come lavori in quota su pali e tralicci o esposizione a campi elettromagnetici in cabine e linee. Il medico competente valuta l'idoneità considerando anche patologie che aumentano la vulnerabilità individuale.

Un caso concreto chiarisce la posta in gioco. In un capannone la sostituzione di un motore guasto viene affidata a un manutentore generico privo di qualifica. Un lavoro sotto tensione su un quadro in bassa tensione richiede invece una persona con idoneità PEI, procedure scritte e dispositivi dielettrici. Affidarlo a personale non qualificato espone l'azienda a responsabilità e il lavoratore a un rischio mortale.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra contatto diretto e contatto indiretto?

Il contatto diretto è il tocco di una parte normalmente in tensione, come un cavo scoperto o un morsetto. Il contatto indiretto avviene con una massa metallica andata in tensione per un guasto d'isolamento, ad esempio l'involucro di un motore. Il secondo è più insidioso perché la parte toccata appare sicura e la protezione dipende dal corretto coordinamento tra terra e differenziale.

Cosa significano le sigle PES, PAV e PEI?

Sono qualifiche della norma CEI 11-27 attribuite dal datore di lavoro. PES indica la Persona Esperta, con conoscenze adeguate per lavorare in autonomia; PAV la Persona Avvertita, che opera sotto la supervisione di una PES; PEI l'idoneità specifica ai lavori sotto tensione in bassa tensione. L'assegnazione si basa su istruzione, addestramento ed esperienza documentati.

Quando è obbligatorio l'interruttore differenziale?

L'interruttore differenziale è la misura principale di protezione dai contatti indiretti e, ad alta sensibilità, offre protezione addizionale dai contatti diretti. La regola tecnica lo richiede negli impianti dei luoghi di lavoro, in particolare per prese e circuiti in ambienti a maggior rischio come cantieri e locali umidi. La sua efficacia dipende dal coordinamento con un impianto di terra a norma.

Ogni quanto vanno verificati gli impianti di messa a terra?

Il DPR 462/2001 prevede verifiche periodiche da parte di ASL, ARPA o organismi abilitati, oltre alla verifica iniziale e alla denuncia all'INAIL. La periodicità è di regola quinquennale, ridotta a due anni per i luoghi a maggior rischio come cantieri, locali a uso medico e ambienti con pericolo di esplosione. La documentazione va conservata e mostrata in caso di controllo.

Fonti normative e riferimenti

  • D.Lgs. 81/2008, Titolo III, Capo III, artt. 80-87 (impianti e apparecchiature elettriche)2008-04-30
  • Norma CEI 11-27 (Lavori su impianti elettrici) e CEI EN 50110-1 — edizioni vigenti
  • DPR 22 ottobre 2001, n. 462 (verifiche impianti di terra e di protezione)