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Formazione lavoratori stranieri: l'obbligo di comprensibilità della lingua

A cura di Redazione Istituto Formazione Sicurezza · Aggiornato il 15 luglio 2026

La formazione lavoratori stranieri deve essere erogata in modo comprensibile, come impone l'art. 37 comma 13 del D.Lgs. 81/2008. Prima del corso va verificata la conoscenza della lingua veicolare; contenuti, materiali e prova finale vanno adattati perché il lavoratore acquisisca davvero le competenze richieste.

Perché la comprensibilità è un requisito di validità

La formazione lavoratori stranieri non pone un problema solo linguistico ma di validità sostanziale: un corso non compreso non trasferisce competenze e, sul piano formale, non assolve l'obbligo. La comprensibilità è quindi condizione perché l'attestato abbia valore, non una cortesia lasciata alla sensibilità del docente.

Il tema riguarda una platea ampia: addetti alle pulizie, logistica, agricoltura, edilizia e ristorazione impiegano quote elevate di personale non madrelingua. Proprio in questi settori i rischi sono concreti e le istruzioni operative, se non capite, si traducono in comportamenti pericolosi e infortuni evitabili.

L'obbligo si integra con il generale dovere di informazione e formazione a carico del datore di lavoro: non basta erogare il monte ore previsto, occorre che il messaggio arrivi. La verifica di comprensione diventa così parte integrante della progettazione del corso, non un adempimento successivo.

Cosa impone l'art. 37 comma 13 del D.Lgs. 81/2008

L'art. 37, comma 13 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che il contenuto della formazione deve essere facilmente comprensibile e consentire l'acquisizione delle conoscenze e competenze necessarie. La norma prosegue con una previsione dedicata ai lavoratori immigrati, che ne fa un obbligo puntuale e non un principio generico.

Per i lavoratori immigrati la formazione avviene previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata nel percorso formativo. Il legislatore pone dunque un adempimento a monte: accertare che la lingua scelta sia effettivamente padroneggiata prima di avviare le lezioni, non dopo.

L'Accordo Stato-Regioni conferma e specifica questo impianto, richiedendo che la progettazione tenga conto delle differenze linguistiche dell'aula. La comprensibilità entra così tra i requisiti di qualità della formazione, accanto alla competenza dei docenti e alla verifica finale dell'apprendimento.

Come verificare la conoscenza della lingua veicolare

La lingua veicolare è quella in cui il corso viene effettivamente erogato, che può essere l'italiano o un'altra lingua condivisa dall'aula. La verifica preventiva accerta che i partecipanti la comprendano a un livello sufficiente per seguire contenuti tecnici, non solo per la conversazione quotidiana.

La verifica non ha una forma imposta: può consistere in un colloquio, in un test di ingresso o nella somministrazione di materiali di prova. L'esito guida le scelte successive: se il livello è insufficiente, si cambia lingua, si affianca un mediatore o si opta per materiali bilingue e supporti visivi.

  • Accerta il livello linguistico prima del corso, distinguendo la lingua d'uso comune da quella tecnica della sicurezza.
  • Documenta la verifica e la scelta della lingua veicolare, così da poterla dimostrare in caso di controllo.
  • Prevedi soluzioni alternative — mediazione, materiali tradotti, immagini — quando la comprensione risulta parziale.

Materiali, mediazione e conduzione dell'aula

Rendere comprensibile un corso non significa banalizzarlo, ma scegliere codici adeguati. Immagini, pittogrammi, dimostrazioni pratiche e schede tradotte trasmettono procedure di sicurezza meglio di lunghe spiegazioni verbali, soprattutto quando la lingua veicolare non è pienamente padroneggiata da tutti i presenti.

La figura del mediatore linguistico-culturale è spesso decisiva nei gruppi eterogenei: non traduce soltanto, ma facilita la comprensione di concetti e prassi. In alternativa si possono organizzare edizioni per gruppi linguistici omogenei, con docenti o materiali nella lingua prevalente dei partecipanti.

Anche il ritmo dell'aula conta: frasi brevi, ripetizione dei concetti chiave, esempi tratti dalle mansioni reali e verifiche intermedie aiutano a fissare le informazioni. Queste attenzioni valgono per l'intero percorso, dalla formazione generale a quella specifica sui rischi della mansione svolta.

La prova di apprendimento con partecipanti non madrelingua

La verifica finale dell'apprendimento è obbligatoria per tutti e non ammette scorciatoie per i lavoratori stranieri. Va però costruita in modo coerente con la lingua veicolare del corso: un test in italiano complesso somministrato a chi ha seguito con mediazione misura la lingua, non la sicurezza.

Sono utili prove pratiche, domande con supporto visivo o colloqui strutturati, che accertano la reale capacità di riconoscere rischi e adottare comportamenti corretti. L'obiettivo è dimostrare che le competenze sono state acquisite, requisito richiesto dallo stesso comma 13 dell'art. 37.

Documentare metodo e materiali della prova protegge l'azienda: in caso di infortunio o ispezione, dimostra che la formazione è stata resa comprensibile ed efficace. Una verifica formalmente superata ma sostanzialmente incompresa, al contrario, espone alle stesse contestazioni di una formazione mancata.

Le responsabilità del datore se la formazione non è compresa

Se emerge che il lavoratore non aveva compreso istruzioni e rischi, la formazione può essere considerata inidonea e l'obbligo non assolto, con le sanzioni dell'art. 55 a carico di datore e dirigente. La presenza di un attestato non basta se il percorso era palesemente incomprensibile per il destinatario.

In sede di indagine su un infortunio, la comprensibilità della formazione è tra i primi aspetti verificati: registri, materiali e modalità di verifica diventano prova. Investire nella comprensione, con mediazione e materiali adeguati, è quindi anche una tutela concreta della responsabilità aziendale, oltre che dei lavoratori.

Settori con molti lavoratori stranieri: le attenzioni pratiche

In logistica, agricoltura, edilizia, pulizie e ristorazione la presenza di personale non madrelingua è strutturale e spesso multilingue nella stessa squadra. Qui la comprensibilità non si risolve con un'unica traduzione, ma progettando la formazione attorno alla composizione reale dell'aula, che va rilevata prima di fissare lingua e materiali.

In questi contesti le istruzioni operative — uso di una macchina, movimentazione di un carico, gestione di una sostanza — devono arrivare senza margini di ambiguità, perché un fraintendimento diventa subito un rischio fisico. Prove pratiche e dimostrazioni sul campo riducono la dipendenza dalla sola parola e rendono le procedure immediatamente riconoscibili.

Quando in reparto convivono più lingue, organizzare edizioni per gruppi omogenei o affiancare un collega esperto della stessa provenienza aiuta più di un corso unico e affollato. L'obiettivo resta lo stesso: che ogni persona esca dal percorso sapendo riconoscere i pericoli della propria mansione e reagire in modo corretto.

Il preposto come ponte per la comprensione delle istruzioni

La comprensibilità non finisce con l'attestato: prosegue ogni giorno nelle istruzioni impartite in reparto. Il preposto, che vigila sull'esecuzione del lavoro, è il primo a cui spetta accertarsi che disposizioni e richiami siano effettivamente capiti da chi non padroneggia bene la lingua veicolare.

Un preposto consapevole ripete i concetti chiave, usa gesti e dimostrazioni, verifica con domande semplici che il messaggio sia passato. Questa attenzione quotidiana completa la formazione d'aula e previene i comportamenti pericolosi che nascono da un ordine frainteso più che da una vera disattenzione del lavoratore.

Per questo conviene sensibilizzare i preposti al tema linguistico, integrandolo nella loro formazione: riconoscere i segnali di una comprensione incerta e adattare il modo di comunicare fa parte, a tutti gli effetti, della funzione di vigilanza che la Legge 215/2021 ha voluto rafforzare.

La comprensibilità vale anche nell'aggiornamento periodico

L'obbligo di comprensibilità non riguarda solo il primo corso: si applica a ogni edizione, aggiornamenti periodici compresi. Un lavoratore straniero che rinnova la formazione ha diritto alle stesse attenzioni linguistiche del percorso iniziale, perché anche i contenuti aggiornati devono essere realmente acquisiti e non solo formalmente erogati.

Trascurare questo aspetto negli aggiornamenti è un errore diffuso: si dà per scontato che, avendo già seguito il corso base, la persona comprenda senza supporti. In realtà i contenuti nuovi, spesso più tecnici, possono risultare meno accessibili proprio a chi non padroneggia bene la lingua veicolare del corso.

Mantenere costante nel tempo l'attenzione alla comprensione — con materiali adeguati, verifiche mirate e mediazione dove serve — assicura che l'intero ciclo formativo, e non soltanto il suo avvio, produca competenze effettive e attestati sostanzialmente validi anche per i partecipanti non madrelingua.

Domande frequenti

La formazione dei lavoratori stranieri deve essere sempre tradotta in italiano?

Non necessariamente in italiano: la norma richiede una lingua veicolare comprensibile, che può anche essere un'altra lingua condivisa dall'aula. L'importante è che i partecipanti la padroneggino a livello tecnico, verificato prima del corso. Se l'italiano non è compreso, si ricorre a traduzioni, mediazione o edizioni in lingua diversa.

Cosa dice esattamente l'art. 37 comma 13 sui lavoratori immigrati?

Prevede che il contenuto della formazione sia facilmente comprensibile e permetta di acquisire le competenze necessarie, e che per i lavoratori immigrati la formazione avvenga previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare del percorso. È un obbligo puntuale, che impone un accertamento linguistico prima dell'avvio delle lezioni.

Come si verifica la comprensione della lingua prima del corso?

Non esiste una forma obbligatoria: può bastare un colloquio, un test d'ingresso o la prova su materiali del corso. Ciò che conta è distinguere la lingua d'uso comune da quella tecnica e documentare l'esito. Se il livello è insufficiente, si cambia lingua o si affianca un mediatore linguistico-culturale.

Un attestato è valido se il lavoratore straniero non aveva capito il corso?

Formalmente esiste, ma sostanzialmente la formazione può essere ritenuta inidonea e l'obbligo non assolto. In caso di infortunio o controllo, un percorso palesemente incomprensibile espone il datore e il dirigente alle sanzioni dell'art. 55 del D.Lgs. 81/2008. La comprensibilità è condizione di validità, non un dettaglio accessorio.

Il mediatore linguistico è obbligatorio nei corsi con lavoratori stranieri?

La norma non lo impone come strumento specifico, ma richiede il risultato: una formazione comprensibile. Il mediatore è uno dei mezzi possibili, insieme a materiali tradotti, supporti visivi ed edizioni per gruppi linguistici omogenei. La scelta spetta al datore di lavoro, che deve però poter dimostrare l'efficacia della soluzione adottata.

Fonti normative e riferimenti

  • D.Lgs. 81/2008, art. 37, comma 13 (testo vigente su normattiva.it)2008-04-30
  • Accordo Stato-Regioni 17/04/2025, Rep. atti n. 59/CSR — GU Serie Generale n. 119 del 24/05/20252025-05-24