Istituto Formazione Sicurezza

Rischio microclima: temperatura, umidità e stress termico da caldo e freddo

A cura di Redazione Istituto Formazione Sicurezza · Aggiornato il 15 luglio 2026

Il rischio microclima riguarda le condizioni termoigrometriche dell'ambiente di lavoro, definite da temperatura, umidità, ventilazione e calore radiante. Quando questi parametri escono dai valori di comfort si genera stress termico da caldo o da freddo. La valutazione usa indici come WBGT, PMV e IREQ, secondo l'Allegato IV del D.Lgs. 81/2008.

I parametri che definiscono il microclima di lavoro

Il microclima è l'insieme delle condizioni termiche di un ambiente confinato che influenzano lo scambio di calore tra il corpo e ciò che lo circonda. Quattro grandezze fisiche lo descrivono: la temperatura dell'aria, la temperatura media radiante delle superfici, l'umidità relativa e la velocità dell'aria.

A questi si aggiungono due fattori legati alla persona: il calore prodotto dall'attività muscolare, detto dispendio metabolico, e la resistenza termica dell'abbigliamento indossato. Solo considerando insieme parametri ambientali e individuali si può stabilire se una postazione è confortevole, gravosa per il caldo o per il freddo.

L'Allegato IV del D.Lgs. 81/2008 richiede che nei luoghi di lavoro la temperatura sia adeguata all'organismo durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi applicati e dello sforzo fisico. Impone inoltre aria salubre in quantità sufficiente e la protezione da correnti d'aria fastidiose e da irraggiamenti eccessivi.

Ambienti moderati, severi caldi e severi freddi

La valutazione distingue tre categorie di ambiente, ciascuna con un indice dedicato. Negli ambienti moderati, come uffici e laboratori, l'obiettivo è il comfort e si usa l'indice PMV, che stima il giudizio medio di benessere di un gruppo di persone e la percentuale di insoddisfatti.

Negli ambienti severi caldi, come fonderie, vetrerie, cucine industriali e cantieri estivi, l'obiettivo diventa evitare il colpo di calore: si adotta l'indice WBGT, che combina temperatura di bulbo umido, temperatura del globo e temperatura dell'aria. Negli ambienti severi freddi, come celle frigorifere e lavori all'aperto invernali, si usa l'indice IREQ, che calcola l'isolamento termico necessario del vestiario.

Indici microclimatici per tipologia di ambiente termico
Tipo di ambienteObiettivoIndice di riferimentoNorma tecnica
ModeratoComfort termicoPMV e PPDUNI EN ISO 7730
Severo caldoPrevenzione dello stress da caloreWBGTUNI EN ISO 7243
Severo freddoPrevenzione dello stress da freddoIREQUNI EN ISO 11079

L'indice WBGT si confronta con valori di riferimento che diminuiscono al crescere del dispendio metabolico: più il lavoro è pesante, più bassa deve essere la temperatura tollerabile. Il valore misurato che supera il limite per la classe di attività segnala una condizione di stress termico che impone misure immediate.

Gli effetti dello stress termico sulla salute

Il caldo eccessivo altera la termoregolazione e produce una gamma crescente di disturbi. Si va dai crampi da calore e dalla disidratazione fino all'esaurimento da calore, con debolezza e nausea, e al colpo di calore, emergenza medica con temperatura corporea oltre i quaranta gradi e possibile perdita di coscienza.

  • Effetti del caldo: crampi muscolari, disidratazione, esaurimento e colpo di calore, oltre a un aumento indiretto degli infortuni per calo di attenzione e sudorazione delle mani.
  • Effetti del freddo: ipotermia, congelamento delle estremità, riduzione della destrezza manuale e della sensibilità tattile, con maggiore probabilità di errori e cadute.
  • Categorie sensibili: lavoratori anziani, con patologie cardiovascolari o in terapia farmacologica, che il medico competente valuta con particolare attenzione nella sorveglianza sanitaria.

Il rischio da calore ha assunto rilievo crescente con le ondate estive: molte Regioni e l'INAIL diffondono sistemi di allerta e indicazioni operative per la sospensione delle lavorazioni all'aperto nelle ore più calde, che il datore di lavoro integra nella propria valutazione dei rischi.

Misure di prevenzione contro caldo e freddo

La prevenzione del rischio microclima combina interventi sull'ambiente, sull'organizzazione e sulla persona. La priorità va agli impianti che stabilizzano le condizioni termiche, ma dove il processo produttivo impone temperature estreme diventano decisive le misure organizzative e i dispositivi individuali.

  • Interventi ambientali: climatizzazione e ventilazione, schermatura delle sorgenti radianti, isolamento delle superfici calde o fredde, riscaldamento localizzato delle postazioni invernali.
  • Interventi organizzativi: turnazione, acclimatazione graduale dei nuovi addetti, pause in aree climatizzate, riprogrammazione delle attività gravose nelle ore favorevoli.
  • Idratazione e alimentazione: disponibilità di acqua fresca e reintegro dei sali per il caldo, bevande calde e pause di riscaldamento per il freddo.
  • Abbigliamento adeguato: indumenti traspiranti e leggeri per gli ambienti caldi, vestiario isolante a strati e protezione delle estremità per quelli freddi.

Informazione e formazione mettono i lavoratori in grado di riconoscere i primi sintomi dello stress termico e di attivare le procedure di emergenza. Il tema si affianca alla gestione degli altri agenti fisici trattata nei percorsi tecnici per il Servizio di Prevenzione e Protezione.

Come si misura e si valuta il microclima di lavoro

La valutazione richiede la misura contemporanea dei parametri ambientali con strumenti dedicati: termometri per l'aria e per il globo, igrometri e anemometri. A questi si affiancano la stima del dispendio metabolico della mansione e la resistenza termica dell'abbigliamento, ricavate da tabelle normalizzate delle norme tecniche di settore.

I dati alimentano l'indice appropriato alla categoria dell'ambiente, calcolato in condizioni rappresentative della lavorazione e delle diverse stagioni. Un reparto può risultare confortevole d'inverno e severo caldo d'estate: per questo la valutazione considera le variazioni stagionali e i picchi, non solo la condizione media annuale.

  • Misura di temperatura dell'aria e del globo, umidità relativa e velocità dell'aria nelle postazioni.
  • Stima del dispendio metabolico della mansione e della resistenza termica del vestiario indossato.
  • Calcolo dell'indice adeguato all'ambiente moderato, severo caldo o severo freddo.
  • Definizione dei tempi di esposizione, dei regimi di recupero e delle misure correttive necessarie.

L'esito, riportato nel documento di valutazione, indica le postazioni critiche, i tempi di esposizione tollerabili e le misure adottate. Dove il processo impone temperature estreme in modo strutturale, la valutazione definisce anche i regimi di lavoro e recupero, come l'alternanza tra fasi operative e pause in ambiente controllato.

Il comfort termico negli ambienti moderati

Non tutti i problemi microclimatici sono estremi. Negli uffici e nei luoghi con attività leggera prevale il tema del comfort: correnti d'aria fastidiose, superfici fredde, umidità inadeguata e sbalzi tra zone climatizzate generano disagio, cali di concentrazione e disturbi respiratori, pur senza configurare uno stress termico severo.

L'indice PMV stima il giudizio medio di benessere e la percentuale di insoddisfatti, guidando la regolazione degli impianti. Anche negli ambienti confortevoli restano dovute la salubrità dell'aria, una ventilazione adeguata e la protezione da irraggiamenti e correnti, come richiesto per tutti i luoghi di lavoro.

La manutenzione degli impianti di climatizzazione ha un ruolo spesso sottovalutato: filtri sporchi e cattiva regolazione peggiorano qualità dell'aria e comfort percepito. Il coinvolgimento dei lavoratori nella segnalazione del disagio consente di calibrare le condizioni ambientali sulle esigenze reali delle diverse zone dell'edificio.

Un aspetto spesso trascurato è la coerenza tra le zone dello stesso edificio: i passaggi frequenti tra un magazzino non riscaldato e uffici climatizzati espongono i lavoratori a sbalzi termici ripetuti. La valutazione dovrebbe considerare anche questi transiti, prevedendo zone filtro o tempi di adattamento dove le differenze di temperatura tra ambienti contigui sono marcate.

Domande frequenti

Esiste una temperatura minima e massima di legge nei luoghi di lavoro?

L'Allegato IV del D.Lgs. 81/2008 non fissa valori numerici rigidi: richiede una temperatura adeguata all'organismo umano tenuto conto dei metodi di lavoro e dello sforzo fisico. La verifica del comfort e dello stress termico avviene con gli indici tecnici PMV, WBGT e IREQ, che tengono conto di attività, umidità, ventilazione e calore radiante.

Che cos'è l'indice WBGT?

Il WBGT è l'indice usato per valutare lo stress termico negli ambienti severi caldi. Combina la temperatura di bulbo umido, la temperatura del globo e, all'aperto, quella dell'aria, restituendo un valore da confrontare con limiti che diminuiscono all'aumentare dello sforzo fisico. Superarlo indica una condizione di rischio da calore che richiede misure immediate.

Quali sono i sintomi del colpo di calore sul lavoro?

Il colpo di calore è la forma più grave di stress da caldo: temperatura corporea oltre quaranta gradi, pelle calda, cefalea, confusione, nausea e possibile perdita di coscienza. È un'emergenza medica che richiede il raffreddamento immediato e l'attivazione del soccorso. Lo precedono spesso crampi, sudorazione intensa ed esaurimento da calore.

Il lavoro all'aperto durante le ondate di calore va sospeso?

Nelle giornate di allerta il datore di lavoro deve valutare la sospensione o la riprogrammazione delle attività all'aperto nelle ore più calde, integrando i sistemi di allerta regionali e le indicazioni INAIL nella propria valutazione dei rischi. Le misure includono spostamento degli orari, pause all'ombra, idratazione e rotazione dei lavoratori esposti.

Fonti normative e riferimenti

  • D.Lgs. 81/2008, Titolo II e Allegato IV, punto 1.9 (microclima dei luoghi di lavoro)2008-04-30
  • UNI EN ISO 7243 (WBGT), UNI EN ISO 7730 (PMV/PPD), UNI EN ISO 11079 (IREQ)
  • INAIL — Indicazioni per la prevenzione dello stress termico da calore negli ambienti di lavoro