RSPP: chi è, cosa fa e quali requisiti deve avere
A cura di Redazione Istituto Formazione Sicurezza · Aggiornato il 14 luglio 2026
Il RSPP è il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione: alla domanda "RSPP chi è" risponde l'art. 2 del D.Lgs. 81/2008. Coordina la valutazione dei rischi e propone le misure di sicurezza; la designazione è obbligatoria in ogni azienda con lavoratori e richiede i requisiti dell'art. 32.
RSPP: chi è secondo il D.Lgs. 81/2008
L'art. 2, comma 1, lett. f) del D.Lgs. 81/2008 definisce il RSPP come la "persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi". La designazione è uno degli obblighi non delegabili del datore di lavoro ex art. 17.
Il servizio di prevenzione e protezione (SPP) è l'insieme di persone, sistemi e mezzi dedicati alla prevenzione aziendale. Il RSPP lo dirige; gli ASPP (Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione) vi collaborano. In alcune realtà l'art. 31, comma 6, impone un servizio interno: tra queste, aziende industriali a rischio di incidente rilevante, centrali termoelettriche e aziende con oltre 200 lavoratori.
La formula "a cui risponde" della definizione ha un peso: il RSPP riferisce al datore di lavoro, non alla linea operativa. Questa collocazione lo mette al riparo da pressioni di reparto e, insieme, gli impedisce di impartire ordini: quando serve fermare una lavorazione, la decisione passa per datore, dirigenti o preposti.
Cosa fa il RSPP: i compiti dell'art. 33
Il RSPP è un consulente tecnico interno al processo di prevenzione: non ha poteri decisionali né di spesa, che restano al datore. Il suo perimetro operativo è fissato dall'art. 33 del Testo Unico e ruota attorno all'individuazione dei rischi e alla proposta delle contromisure.
- Individua e valuta i fattori di rischio e collabora all'elaborazione del DVR, comprese le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali.
- Propone i programmi di informazione e formazione dei lavoratori e verifica che i piani formativi coprano tutte le figure obbligate.
- Partecipa alle consultazioni in materia di tutela della salute e alla riunione periodica dell'art. 35, obbligatoria nelle aziende con più di 15 lavoratori.
- Fornisce ai lavoratori le informazioni sui rischi ex art. 36 e supporta il datore nei rapporti con medico competente e organi di vigilanza.
Proprio perché privo di autonomia decisionale, il RSPP non è destinatario diretto delle sanzioni del Testo Unico. Risponde però penalmente, per giurisprudenza costante, quando un suo errore tecnico — un rischio non segnalato o sottovalutato — concorre a causare l'infortunio.
Nel lavoro quotidiano il ruolo si traduce in sopralluoghi nei reparti, analisi degli infortuni e dei quasi-incidenti, aggiornamento delle procedure dopo ogni modifica di impianto, istruttoria delle segnalazioni di preposti e lavoratori. La riunione periodica annuale è il momento in cui questi elementi confluiscono davanti a datore, medico competente e RLS, con verbale scritto conservato nel fascicolo della sicurezza.
Come avviene la designazione del RSPP
La designazione è un atto formale del datore di lavoro: individua la persona, ne verifica capacità e requisiti ex art. 32 e acquisisce l'accettazione dell'incarico. Per il RSPP esterno il rapporto è tipicamente un contratto di consulenza che definisce compiti, presenza minima in azienda e modalità di collaborazione con il servizio.
Prima di scegliere, il datore deve consultare il RLS, come impone l'art. 50: la consultazione va documentata, perché la sua omissione è autonomamente sanzionata. Il curriculum e gli attestati del designato entrano nel fascicolo della sicurezza aziendale, pronti per l'esibizione in caso di verifica ispettiva.
- Atto di designazione firmato dal datore di lavoro con accettazione del designato e data certa.
- Titolo di studio e attestati dei moduli A, B (con eventuali specializzazioni) e C, più gli aggiornamenti in corso di validità.
- Verbale o evidenza documentale della consultazione preventiva del RLS sulla scelta.
- Per l'esterno: contratto con oggetto dell'incarico, impegno di presenza e clausole di riservatezza sui dati aziendali.
La designazione non ha scadenza, ma va rivista quando cambia l'assetto dei rischi: una PMI metalmeccanica che apre un reparto di verniciatura introduce rischi chimici e ATEX che il RSPP in carica deve saper presidiare, eventualmente integrando la specializzazione di settore.
Requisiti e formazione: i moduli A, B e C dell'art. 32
Per svolgere l'incarico servono un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore e la formazione articolata nei moduli A (base), B (tecnico, comune più eventuali specializzazioni SP1-SP4 per agricoltura, costruzioni, sanità e chimico) e C (relazionale e gestionale, riservato al solo RSPP). Le lauree tecniche indicate dall'art. 32, comma 5, esonerano dai moduli A e B.
Una deroga tutela l'esperienza maturata: chi svolgeva le funzioni alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 195/2003 può proseguire anche senza diploma, dimostrando l'esercizio del ruolo da almeno sei mesi a quella data e completando i moduli previsti. Per i nuovi ingressi nella professione, invece, i requisiti sono integrali e senza scorciatoie.
L'Accordo Stato-Regioni 2025 ha confermato l'impianto del percorso, che parte dal modulo A e prevede un aggiornamento quinquennale di 40 ore per il RSPP e di 20 per l'ASPP. Senza aggiornamento l'esercizio del ruolo è precluso fino al recupero del monte ore.
La scelta delle specializzazioni B-SP segue il macrosettore di destinazione: chi assiste imprese edili aggiunge il modulo SP2, chi opera in RSA o ospedali il modulo SP3. Il modulo B comune resta valido per tutti gli altri comparti, dal manifatturiero al terziario, senza integrazioni.
Differenza tra RSPP, ASPP e datore di lavoro autonominato
L'ASPP condivide con il RSPP i moduli A e B ma non frequenta il modulo C e non coordina il servizio: opera come supporto tecnico, senza rappresentarlo. La scelta tra RSPP interno ed esterno spetta al datore, con precedenza all'interno se disponibile; l'incarico esterno è tipico delle piccole imprese prive di competenze specialistiche.
Terza via: nei casi dell'art. 34 e dell'Allegato II il datore di lavoro svolge direttamente i compiti del servizio, seguendo un percorso formativo distinto per fascia di rischio. È una figura diversa dal RSPP professionale: la qualifica, i corsi e gli aggiornamenti non sono intercambiabili tra i due ruoli.
Nella scelta pesa la natura dei rischi. In un'azienda logistica con flotte di carrelli e magazzini automatizzati, un RSPP interno che vive i reparti intercetta i quasi-incidenti meglio di un consulente mensile; in uno studio professionale di dieci persone, un esterno qualificato copre l'esigenza con costi proporzionati. Il criterio è l'adeguatezza, non l'etichetta.
Domande frequenti
La nomina del RSPP è obbligatoria anche nelle microimprese?
Sì. Ogni azienda con almeno un lavoratore deve avere un RSPP designato: interno, esterno o coincidente con il datore di lavoro nei casi dell'art. 34 del D.Lgs. 81/2008. L'omessa designazione è penalmente sanzionata a carico del datore ed è tra i primi elementi verificati dagli organi di vigilanza in caso di ispezione.
Il RSPP esterno può seguire più aziende contemporaneamente?
Sì, la legge non fissa un numero massimo di incarichi. Il limite è di effettività: il RSPP deve conoscere i processi produttivi, partecipare alla riunione periodica e garantire presenza adeguata in ciascuna realtà. Nelle aziende in cui l'art. 31, comma 6, impone il servizio interno, l'esterno può solo integrare, non sostituire, il servizio.
Che differenza c'è tra RSPP e medico competente?
Sono figure complementari con perimetri diversi: il RSPP presidia la prevenzione tecnica e organizzativa dei rischi, il medico competente la sorveglianza sanitaria e i giudizi di idoneità alla mansione. Entrambi collaborano alla valutazione dei rischi e partecipano alla riunione periodica, ma solo il medico può effettuare visite ed esprimere idoneità.
Il RSPP può essere sanzionato in caso di infortunio?
Il Testo Unico non prevede sanzioni dirette a suo carico, perché il RSPP non ha poteri decisionali. La Cassazione, però, ne riconosce la responsabilità penale concorrente quando l'infortunio deriva da un rischio che il RSPP ha omesso di individuare o segnalato in modo inadeguato nella collaborazione al DVR: risponde allora di lesioni o omicidio colposo insieme al datore.
Fonti normative e riferimenti
- D.Lgs. 81/2008, artt. 2, 17, 31-35 e Allegato II (testo vigente su normattiva.it) — 2008-04-30
- Accordo Stato-Regioni 17/04/2025, Rep. atti n. 59/CSR — GU Serie Generale n. 119 del 24/05/2025 (percorsi RSPP/ASPP) — 2025-05-24
- Accordo Stato-Regioni 07/07/2016, Rep. atti n. 128/CSR (disciplina previgente RSPP/ASPP, sostituita)