Istituto Formazione Sicurezza

Rischio radiazioni ottiche artificiali: ROA, laser e valori limite

A cura di Redazione Istituto Formazione Sicurezza · Aggiornato il 15 luglio 2026

Il rischio radiazioni ottiche artificiali (ROA) riguarda l'esposizione a sorgenti non naturali di ultravioletto, luce visibile, infrarosso e laser, che possono danneggiare occhi e cute. È disciplinato dal Titolo VIII Capo V del D.Lgs. 81/2008, che impone valutazione, valori limite di esposizione e protezione.

Che cosa sono le radiazioni ottiche artificiali

Le radiazioni ottiche artificiali, indicate con la sigla ROA, sono le radiazioni della banda ottica dello spettro elettromagnetico prodotte da sorgenti non naturali, cioè diverse dal sole. Comprendono l'ultravioletto (UV), la luce visibile e l'infrarosso (IR), con lunghezze d'onda tra 100 nanometri e 1 millimetro.

Si distinguono in due grandi famiglie. Le radiazioni non coerenti provengono da sorgenti come archi di saldatura, fornaci, lampade germicide e per polimerizzazione, riscaldatori a infrarossi. Le radiazioni coerenti sono i laser, caratterizzati da fascio concentrato e direzionale, con una densità di energia che può essere estremamente elevata anche a distanza.

A differenza delle radiazioni ionizzanti, le ROA non alterano la struttura atomica della materia, ma trasferiscono energia che si traduce in effetti termici e fotochimici sui tessuti. La banda di lunghezza d'onda determina l'organo bersaglio e il tipo di danno, dai raggi UV più superficiali all'infrarosso che penetra in profondità.

La banda ottica si colloca tra le radiazioni ionizzanti, più energetiche, e i campi elettromagnetici a frequenza più bassa. Pur non ionizzando la materia, alcune ROA, in particolare l'ultravioletto a lunghezza d'onda più corta, hanno energia sufficiente a rompere legami chimici e a innescare reazioni fotochimiche dannose per i tessuti.

Gli effetti su occhi e cute

L'organo più vulnerabile è l'occhio. L'ultravioletto provoca fotocheratite e fotocongiuntivite, il classico 'colpo del saldatore', e favorisce la cataratta. La luce blu intensa può causare danni fotochimici alla retina; l'infrarosso lesioni termiche a cristallino e retina. I laser, per la concentrazione del fascio, possono provocare lesioni retiniche irreversibili in frazioni di secondo.

La cute subisce effetti immediati e a lungo termine. L'esposizione acuta agli UV genera eritemi simili a scottature solari; l'esposizione cronica accelera l'invecchiamento cutaneo e aumenta il rischio di tumori della pelle. Le sorgenti infrarosse molto intense possono provocare ustioni. Il danno dipende da intensità, durata e area colpita.

La particolarità di molti effetti ROA è la latenza o l'assenza di dolore immediato: una lesione retinica da laser può non essere avvertita sul momento, e i danni da UV cronici si manifestano dopo anni. Per questo la protezione non può basarsi sulla percezione del lavoratore, ma su misure preventive e dispositivi adeguati.

La suscettibilità individuale varia: alcune persone assumono farmaci o sostanze fotosensibilizzanti che amplificano gli effetti dell'esposizione, in particolare agli ultravioletti. La valutazione deve tenerne conto e il medico competente può individuare condizioni che richiedono misure aggiuntive o limitazioni per specifici lavoratori esposti.

Un aspetto spesso trascurato è l'esposizione indiretta di chi non usa direttamente la sorgente. Nella saldatura ad arco, ad esempio, i lavoratori vicini possono subire il colpo del saldatore agli occhi anche senza partecipare all'operazione: per questo la schermatura delle postazioni protegge l'intero reparto e non solo l'operatore.

Il Titolo VIII Capo V e i valori limite di esposizione

La protezione dei lavoratori dalle ROA è disciplinata dal Titolo VIII, Capo V del D.Lgs. 81/2008, articoli 213-220, che recepisce la direttiva 2006/25/CE. Il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura i livelli di radiazione a cui i lavoratori sono esposti, confrontandoli con i valori limite di esposizione.

I valori limite di esposizione (VLE), fissati nell'allegato XXXVII, sono basati direttamente sugli effetti sulla salute e su considerazioni biologiche. Il loro rispetto garantisce la protezione contro gli effetti nocivi acuti e, per gli UV, contro quelli a lungo termine. Il superamento impone misure immediate di riduzione dell'esposizione.

La valutazione considera sorgenti, tempi di esposizione, effetti combinati e la presenza di lavoratori particolarmente sensibili. Molte sorgenti industriali comuni, come la saldatura ad arco, comportano un rischio significativo per gli occhi già a breve distanza, motivo per cui la schermatura delle postazioni è la prima misura da adottare.

La valutazione del rischio ROA può basarsi sui dati forniti dai fabbricanti delle sorgenti, su banche dati riconosciute o, quando necessario, su misurazioni strumentali. Per molte sorgenti industriali comuni esistono riferimenti che consentono di stimare l'esposizione senza misure dirette, riservate ai casi in cui il rischio non sia altrimenti definibile.

L'obbligo di rispettare i valori limite di esposizione non esaurisce gli adempimenti: il datore di lavoro deve comunque ridurre al minimo i rischi, privilegiando sorgenti e metodi di lavoro meno pericolosi. La conformità ai limiti è la soglia da non superare, non l'obiettivo ultimo della prevenzione, che punta alla riduzione dell'esposizione residua.

La classificazione dei laser per classi di rischio

I laser si classificano per pericolosità secondo la norma CEI EN 60825-1, dalla classe più sicura alla più pericolosa. La classe determina le misure di sicurezza, la segnaletica e i dispositivi di protezione necessari. Conoscere la classe del laser impiegato è il presupposto per proteggersi correttamente.

Classi di rischio dei laser secondo la norma CEI EN 60825-1
ClasseLivello di rischioCaratteristiche
1 e 1MBassoSicuri nell'uso normale; la 1M può essere pericolosa con strumenti ottici
2 e 2MModerato per visione diretta prolungataVisibili; protezione affidata al riflesso di ammiccamento
3R e 3BElevatoPericolosi per esposizione diretta dell'occhio al fascio
4Molto elevatoPericolosi anche per riflessione diffusa e per la cute; rischio di incendio

I laser di classe 3B e 4 richiedono aree controllate, interblocchi, segnaletica e la figura del responsabile della sicurezza laser dove previsto. Trovano impiego in lavorazioni industriali di taglio e marcatura, in medicina e in ricerca, contesti in cui la formazione degli operatori è determinante.

La sicurezza dei laser richiede una gestione organizzata, soprattutto per le classi più elevate. Aree ad accesso controllato, dispositivi di interblocco che spengono il fascio all'apertura delle protezioni, segnaletica e assenza di superfici riflettenti riducono il rischio di esposizione diretta o per riflessione. Le operazioni di allineamento sono tra le più pericolose e vanno proceduralizzate.

Misure di protezione, DPI e sorveglianza sanitaria

La priorità va alle misure tecniche e organizzative: schermatura delle sorgenti, cabine e paraventi per la saldatura, interblocchi, riduzione dei tempi e delle distanze di esposizione, segnaletica delle aree a rischio. Solo quando queste non azzerano il rischio residuo si ricorre ai dispositivi di protezione individuale.

  • Protezione degli occhi: occhiali e maschere con filtri specifici per la banda e la potenza della sorgente, indispensabili con i laser di classe superiore.
  • Protezione della cute: indumenti che coprono le parti esposte agli UV e alle sorgenti infrarosse intense, guanti e schermi facciali.
  • Misure organizzative: delimitazione delle aree, accesso riservato al personale formato e procedure specifiche per manutenzione e allineamento dei laser.

La sorveglianza sanitaria è prevista per i lavoratori esposti a livelli che eccedono i valori limite o in presenza di rischi particolari, con attenzione a occhi e cute. La formazione specifica, distinta da quella generale dell'Accordo Stato-Regioni 2025, rende gli operatori consapevoli di effetti spesso indolori e ritardati.

Gli occhiali di protezione per laser sono specifici per la lunghezza d'onda e la potenza della sorgente: un filtro adatto a un laser non protegge da uno diverso e può dare una pericolosa falsa sicurezza. La scelta del dispositivo deve derivare dai dati tecnici della sorgente e i filtri vanno controllati e sostituiti quando danneggiati.

Domande frequenti

Cosa significa la sigla ROA?

ROA sta per radiazioni ottiche artificiali, cioè le radiazioni della banda ottica dello spettro elettromagnetico prodotte da sorgenti non naturali, diverse dal sole. Comprendono l'ultravioletto, la luce visibile e l'infrarosso, oltre ai laser. Sono disciplinate dal Titolo VIII Capo V del D.Lgs. 81/2008. La radiazione solare naturale è invece trattata separatamente tra i rischi da esposizione professionale all'aperto.

Quali danni provocano le radiazioni ottiche artificiali?

Colpiscono soprattutto occhi e cute. Sugli occhi causano fotocheratite e fotocongiuntivite da UV, danni retinici da luce blu e laser, lesioni al cristallino da infrarosso. Sulla cute provocano eritemi acuti da UV e, con l'esposizione cronica, invecchiamento e aumento del rischio di tumori cutanei. Molti effetti sono indolori o a comparsa ritardata, per questo la protezione non può basarsi sulla percezione del lavoratore.

Come si classificano i laser in base al rischio?

La norma CEI EN 60825-1 classifica i laser in classi di pericolosità crescente: le classi 1 e 1M sono a basso rischio, le 2 e 2M moderate per la visione diretta prolungata, le 3R e 3B pericolose per l'esposizione diretta dell'occhio, la 4 molto pericolosa anche per riflessione diffusa e per la cute, con rischio di incendio. La classe determina misure di sicurezza, segnaletica e dispositivi di protezione richiesti.

La saldatura ad arco espone al rischio ROA?

Sì. L'arco di saldatura è una tra le sorgenti più diffuse di radiazioni ottiche artificiali: emette ultravioletto, luce visibile intensa e infrarosso. L'esposizione può provocare il tipico colpo del saldatore agli occhi e ustioni cutanee da UV anche a chi lavora nelle vicinanze. Servono schermi e cabine per proteggere i presenti, maschere con filtro adeguato per il saldatore e indumenti che coprano la pelle.

Fonti normative e riferimenti

  • D.Lgs. 81/2008, Titolo VIII, Capo V, artt. 213-220 e allegato XXXVII (radiazioni ottiche artificiali)2008-04-30
  • Direttiva 2006/25/CE e norma CEI EN 60825-1 (sicurezza degli apparecchi laser)